Latte artificiale per l’infanzia: caratteristiche e proprietà

L’allattamento al seno, è bene sottolinearlo sempre, costituisce il metodo migliore per alimentare il neonato sia dal punto di vista nutrizionale,

sia dal punto di vista psicologico: aiuta l’instaurarsi del legame mamma-bambino, così importante per il benessere psicofisico di entrambi.

Esistono tuttavia situazioni in cui l’allattamento naturale non è possibile, vuoi per malattia della madre, vuoi per mancanza di produzione di latte,

comunque abbastanza rara, vuoi per vicissitudini varie.

I latti artificiali in questi casi costituiscono una buona alternativa al latte materno, garantiendo l’apporto nutrizionale corretto al bambino.

Alcune ricerche recenti hanno evidenziato come il tasso di crescita, l’intelligenza e gli squilibri del metabolismo non siano legati dall’alimento in sé,

anche se è indubbio che gli elementi nutrizionali del latte costituiscono per il neonato l’insieme di quelle sostanze che diventeranno i mattoncini del

suo essere corpo-mente.

Prima di vedere nel dettaglio i tipi di latte artificiale in commercio elenchiamo i criteri che costituiscono la base per la loro formulazione:

  • il potere calorico/nutrizionale calcolato in base all’età del bambino,
  • la composizione del latte che funge da materia prima per la formulazione del latte artificiale finito, di solito latte vaccino o di origine vegetale, deve essere la più vicina possibile a quella del latte materno,
  • tutti i latti artificiali devono adempiere alla normativa europea91/321/CE, nel cui documento sono indicate le composizioni e gli ingredienti da utilizzare sia per i latti di tipo I, cioè quelli per lattanti e sia per quelli di proseguimento.
Latte per i primi mesi di vita

Il latte di tipo I è un latte adattato, cioè dal latte vaccino o di natura vegetale vengono eliminati quegli elementi che non sono ritenuti

idonei per la crescita del neonato nei suoi primi 3 mesi di vita. In questa fase il neonato cresce molto rapidamente, circa 200g a settimana,

ed è scarsa l’energia richiesta a livello di sviluppo muscolare e a livello del metabolismo basale. La necessità di trattare il latte vaccino deriva

quindi dal fatto che il latte per i lattanti deve essere il più vicino possibile a quello materno.

La frazione isolata dal latte vaccino viene poi integrata con altre sostanze ritenute indispensabili come la carnitina, coinvolta nel metabolismo degli acidi grassi, e l’inositolo coinvolto nei processi di costituzione della membrana cellulare.

Il prodotto finito è commercializzato in polvere da ricostituire con acqua a basso tenore salino o in forma  giù liquida.

Vediamo quindi le principali sostanze presenti nel latte adattato di tipo I rispetto al latte vaccino:

  • caseina (proteina del latte) a struttura modificata e presente in basse concentrazioni per diminuire i rischi di stipsi, di coliche ed allergie;
  • presenza di acidi grassi polinsaturi più digeribili e comunque essenziali per la crescita;
  • presenza di destrine e maltosio, zuccheri semplici a rapido assorbimento;
  • sali di sodio, potassio, calcio e fosforo per ottenere un’attività elettrolitica compatibile con lo sviluppo dei reni del neonato, inoltre la presenza                  di questi sali evita la comparsa di disturbi al sistema muscolare, a quello nervoso e al cuore, disturbi che possono essere anche gravi;
  • ?-lattoglobulina e lattoalbumina sono assenti o denaturate per ridurre il rischio di allergie;
  • vitamine e minerali aggiuntivi per fornire altri oligoalimenti essenziali.

E’ bene sottolineare che il rispetto dei requisiti di legge non è sempre garanzia di sicurezza, come il recente caso del latte cinese alla melamina ci insegna.

La melamina è un derivato di origine industriale ad alto tenore di azoto, parametro rispetto al quale è valutato l’indice proteico del latte. Per ottenere la

conformità di legge alcuni produttori hanno aggiunto melamina per alzarne il valore, causando una grave minaccia per la salute dei piccoli.

Latte di proseguimento

E’ il latte consigliato per il range di età che va dai 4 ai 12 mesi. Rispetto al precedente, il latte vaccino risulta modificato in modo meno sostanziale anche se è arricchito di metalli indispensabili all’organismo come il ferro, il rame, il sodio, il potassio, il calcio, il magnesio ed il fosforo. In questa fase la crescita del bambino assume delle caratteristiche assai diverse dalla precedente: si sviluppano i muscoli, si osserva l’allungamento delle ossa e poi il bambino comincia a muoversi e quindi necessita di più energia. Il latte di proseguimento quindi sarà un latte più calorico, ricco di grassi polinsaturi, carboidrati e tanti sali minerali.

Il giusto contenuto calorico di questo tipo di latte è regolato dalla European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition, un comitato che aggiorna continuamente i parametri in base alle nuove scoperte relative allo studio del latte materno.

Il latte di proseguimento accompagna il bambino durante lo svezzamento, il momento cioè in cui egli si accosta al cibo solido e ad altre sostanze nutritive apportate da alimenti diversi: carne, frutta, verdura ecc.

I latti speciali

In commercio esistono latti cosiddetti speciali formulati appositamente per affrontare situazioni alimentari particolari. Di seguito facciamo una breve panoramica sulle varie tipologie di latte speciale, che si differenziano fra loro a causa di alcuni componenti:

  • Latte ipoallergenico, in cui le proteine del latte vaccino vengono completamente idrolizzate (vengono scomposte in amminoacidi semplici e peptidi); questo latte è adatto in situazioni di allergie ed intolleranze conclamate;
  • Latte di soia è usato nei casi di allergia al latte vaccino o per prevenirla in soggetti a rischio; le proteine sono esclusivamente fornite dalla soia ed i grassi vengono aggiunti sotto forma di miscela di oli vegetali. In questo latte sono assenti lattosio e saccarosio;
  • Latte delattosato è indicato per i soggetti che mostrano intolleranza al lattosio, zucchero esclusivamente presente nel latte. Il latte vaccino viene trattato con l’enzima lattasi responsabile della digestione del lattosio nei soggetti non intolleranti; questo enzima scinde il lattosio in glucosio e galattosio, due zuccheri facilmente digeribili. Il trattamento porta ad avere circa un 75% di lattosio già scisso. L’intolleranza al lattosio si manifesta con diarrea, perché nei soggetti intolleranti sembra che manchi appunto l’enzima lattasi, pertanto il lattosio arriva nell’intestino immutato, senza subire scissione, causando i noti problemi gastrointestinali;
  • Latte per i nati prematuri, normalmente molto calorico e molto digeribile, è usato anche per i nati a termine però sottopeso;
  • Latte di crescita è indicato dopo il primo anno di età ed è commercializzato in forma liquida. La sua composizione è molto vicina a quella del latte vaccino e risulta arricchita di ferro, zinco e vitamine A e D. L’apporto di proteine è ridotto, quindi il latte risulta più digeribile e meno allergizzante.

In commercio esistono poi altri tipi di latte per soddisfare le più svariate esigenze, come ad esempio i latti antireflusso, i latti acidificati ed altri ancora.

Per allattare artificialmente è indispensabile seguire delle regole in quanto questo approccio nutritivo è molto differente da quello naturale. Nella donna è l’organismo che produce un latte più o meno ricco di sostanze a seconda delle esigenze del piccolo, è un processo naturale di adattamento della madre al suo cucciolo, addirittura la composizione chimica del latte materno ad ogni poppata è differente proprio perché l’allattamento è un processo simbiotico di mutuo scambio e di mutuo adattamento.

Se con l’allattamento materno si segue il metodo a richiesta, cioè si attacca il bambino ogni volta che lo richiede, con il latte artificiale è obbligo attenersi a degli orari fissi perché in questo modo, cioè la regolarità, favorisce lo sviluppo degli enzimi digestivi.

Altre regole utili da seguire riguardano ad esempio la quantità che non deve rispettare rigorosamente la tabella indicativa riportata sulla confezione, ma si deve adattare alle esigenze del piccolo, inoltre non si deve mai forzarlo a finire il biberon in quanto la capacità di autoregolazione del suo organismo è già attiva e va sicuramente supportata.

Un’altra regola che non tutti sanno è che almeno per i primi due mesi è bene preparare un latte più diluito rispetto alle indicazioni (un 30% in più per il latte in polvere ed un 10% per il latte liquido) per evitare fenomeni di stitichezza e conseguente fermentazione intestinale con comparsa di coliche gassose; si faccia comunque riferimento al pediatra per scegliere la strategia migliore.

In definitiva, in mancanza di latte materno, il latte adattato è l’alimento più indicato per i primi 4 mesi di vita, è chiaro tuttavia che è assolutamente vietato il fai da te ed è d’obbligo interpellare il pediatra che consiglierà il latte e le dosi più opportune.

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